Massimiliano Bello, Per una Pesca e un’acquacoltura 4.0 – Digital marketing e opportunità per le Organizzazioni di produttori

  Pervenire ad una Pesca e ad un’Acquacoltura 4.0 è l’aspetto primario di ogni possibile intervento nel settore, richiedendo allo scopo un Tavolo istituzionale di esperti per la predisposizione delle misure e delle risorse necessarie, per avviare un altro percorso rispetto a quello in atto, che purtroppo registra negli ultimi venti anni una perdita del settore, in termini di volumi, di valore e del fatturato, e la relativa condizione residuale dell’ economia ittica e del sistema delle imprese.

  Il ‘mare digitale’ e la rotta che ha preso il mondo globale richiede con urgenza questa svolta, su cui occorre investire, indirizzando gli interventi, in termini di innovazioni immateriali da introdurre, sul lato dell’offerta (in prodotti e servizi), per uscire dai margini del mercato ed entrare viceversa in quella del business.

  Se le “onde del cambiamento” sono sotto gli occhi di tutti e la rotta del progresso tecnologico è in atto per l’agricoltura 4.0 e l’industria 4.0, tali onde devono ora anche investire la pesca e l’acquacoltura stabilendo un più proficuo rapporto tra i produttori e gli acquirenti finali (rapporto che diventa diretto con l’attivazione del web marketing, su cui si sofferma lo studio).

  Con lo sviluppo di questa opportunità, come delle altre indicate in un’appropriata strategia di marketing, per trattenere a livello delle imprese produttrici una parte della catena del valore, è possibile riappropriarsi di una competitività perduta. E, se è vero che il pesce si acquista dove sono gli acquirenti, è da prendere atto che tali acquirenti sono sempre più presenti nel mercato virtuale, in quel ‘mare digitale’ dove vengono condotte le Organizzazioni di produttori e il sistema delle imprese.

Mario Bello, Le ragioni di un cambiamento della politica comune della pesca nel Mediterraneo, Nuove misure e nuovi strumenti per le Organizzazioni di produttori e per il sistema delle imprese di pesca, Feder op.it. Mipaaf, Youcanprint, 2019

  Partendo dagli indirizzi ed orientamenti da assumere nel settore, nel tentativo  di  porre  fine  alla  pesca eccessiva (overfishing), in vista delle misure poi da adottare, meno impattanti sulla risorsa e sulle imprese, si è ritenuto di dover prendere nella dovuta considerazione il lavoro svolto dal Consiglio  Nazionale  delle  Ricerche che, sulla base di alcuni presupposti – quali l’insufficienza di dati scientifici, la diversità degli ecosistemi marini (del Mediterraneo rispetto ai mari del Nord), la peculiarità dell’attività di pesca espressa dalle imprese e dai natanti (pesca artigianale, la prima rispetto a quella industriale delle altre flotte comunitarie), ecc. – prevede misure e sistemi gestionali diversi in relazione allo sforzo di pesca, che è una variabile determinante per il perseguimento dell’obiettivo della sostenibilità biologica.

   Le Organizzazioni di produttori – considerato che l’attività e la capacità  di pesca cui guarda con attenzione l’Unione europea risponde a valutazioni di ordine economico (oltre che di carattere ambientale), ricadendo sulle imprese, che rifiutano la logica della ‘rottamazione’ dei natanti e l’arresto definitivo dell’attività – convengono sull’analisi condotta dal CNR, che indica una misura unica per il Mediterraneo,  quella delle ore di pesca da ridurre complessivamente del 20%, prevedendo entro il 2030 un +57% di risorse alimentari provenienti dal mare rispetto ad oggi, con un possibile incremento del benessere economico e sociale complessivo.

   Tale misura viene accompagnata da altre proposte, da parte della Feder op.it, quale quella di avere una ‘Pesca e Acquacoltura 4.0’, di considerare l’innovazione nelle misure di accompagnamento, di migliorare la competitività del settore con gli opportuni sostegni, di fornire premialità ambientali e incentivi alla valorizzazione delle risorse, prevedendo altre opportunità per le imprese e il settore, fino ad arrivare alla razionalizzazione ed efficienza della filiera ittica.

Mario Bello, Il ‘consumo futuro’ dei prodotti ittici – Lo scenario tra tendenze, misure e i paradigmi del cambiamento, O.I. Filiera Ittica, Mipaaf, Youcanprint, 2019

  Un argomento che in genere non viene affrontato è quello di considerare il ruolo che può avere un consumo alimentare responsabile e al tempo stesso sostenibile. L’importanza di questo aspetto si imporrà nel prossimo futuro, stabilendo un’interconnessione stretta tra i comportamenti d’acquisto e la produzione di determinati beni alimentari, per cui la figura del consumatore andrà ad assumere un significato e un ruolo fondamentale nelle dinamiche in corso, influenzando direttamente i cambiamenti in atto e del ‘consumo futuro’.
  Sotto questo profilo, lo studio si è proposto di andare a ricercare, nello scenario dei prossimi anni, quelli che sono i ‘paradigmi’’ nell’evoluzione dei consumi futuri, ovvero i fattori che possono intervenire nelle scelte alimentari e gli ‘attori’ (le imprese, la Rete, ecc.) che si proporranno come “forze di cambiamento” di un futuro possibile, in cui viene a capovolgersi la prospettiva, che non vede più anteposti i prodotti alimentari rispetto al loro consumo, perché andranno ad assumere maggior valore le scelte alimentari dei consumatori, condizionando – queste – l’offerta di tali prodotti.
  Avendo riguardo in particolare ai prodotti della pesca e dell’acquacoltura, lo studio si sofferma su una serie di azioni da svolgere, fornendo agli ‘attori’ della produzione ittica utili spunti di riflessione ai cambiamenti in corso, al fine di valorizzare gli aspetti positivi delle tendenze presenti e nella prospettiva futura, che vede un ruolo più attivo e ‘attento’ dei consumatori, verso i prodotti salutistici e del benessere, i prodotti tipici e locali (contrassegnati dalla ‘naturalità’), e che in modo consapevole e responsabile andranno ad esprimere un ‘consumo intelligente’, dando valore sociale al ‘consumo futuro’, in quanto rispondente alle esigenze delle generazioni che verranno.

Mario Bello, Il ‘cibo’ nei comportamenti sociali. Quale futuro per i prodotti ittici, O.I. Filiera Ittica, Mipaaf,Youcanprint, 2019

  Nell’affrontare il tema del ‘cibo’ e dell’alimentazione in generale, al fine di rispondere positivamente alle oggettive esigenze del mondo moderno e dei consumatori, l’O.I. Filiera Ittica ha ritenuto di doversi soffermare su alcune direttrici tra loro strettamente collegate, quali: la società, l’ambiente, l’economia, per comprendere appieno quanto queste componenti specifiche abbiano un peso sulle persone, sul loro accesso al cibo, sulle relazioni che si stabiliscono attraverso questo, sulle tendenze e abitudini alimentari nel loro complesso e, in definitiva, sui comportamenti sociali.
  In questo ambito, l’approccio al cibo diventa anche il simbolo delle tante contraddizioni del nostro tempo, quali: la carenza di cibo (con la fame e la malnutrizione); l’eccesso di cibo (con l’obesità); il consumo di cibo nel mondo, che è maggiore di quanto viceversa allo stato attuale viene rigenerato ; e, inoltre, lo spreco di cibo, che comunemente va nella spazzatura e che è pari a un terzo della produzione mondiale.
  In relazione a questi fenomeni, si è posta spontanea una riflessione, che deve accomunare ogni persona, ed è quella della necessità di intervenire fattivamente sui percorsi e processi del sistema alimentare lungo la filiera e i consumatori, per arrivare ad una crescita della coscienza e della cultura alimentare, per costruire uno scenario diverso, che ponga maggiore attenzione al consumo del cibo, più attento e consapevole.

Mario Bello, La sostenibilità ambientale, economica e sociale, per un maggior equilibrio tra sforzo e opportunità di pesca, Vol I, Feder op.it, Youcanprint, 2018

  La sostenibilità ambientale è considerata dall’Unione europea il “presupposto” di quella economica e sociale, alla quale guardare in una fase successiva, e si basa sulla pre-condizione che occorre garantire la sostenibilità dello sviluppo e tutelare le generazioni future, permettendo loro di avere le nostre stesse possibilità, attraverso la tutela dell’ambiente da azioni che possano danneggiarlo. Poiché tale obiettivo è di lungo termine, le misure adottate ricadono pesantemente sul tessuto di imprese che vengono coinvolte dalla strategia a monte, con ripercussioni negative sull’economia ittica.
  Lo ‘sviluppo sostenibile’, nella sua accezione più ampia, ha una natura multidimensionale, per cui la sostenibilità deve essere intesa come una forte interrelazione tra la protezione dell’ambiente e lo sviluppo economico e sociale. Detta sostenibilità deve essere fondata su un’idea di gestione che sia in grado di includere le tre dimensioni, se non vuole essere parziale, al fine di pervenire ad un “maggior” e “giusto” equilibrio tra sforzo e opportunità di pesca.

Mario Bello, La sostenibilità economica e sociale delle imprese di pesca e dell’acquacoltura, vol. II, Feder op.it, Mipaaf, Youcanprint, 2018

  La questione della sostenibilità economica e sociale delle imprese, per un maggior equilibrio tra sforzo e opportunità di pesca, si colloca nel quadro delle attività svolte dalla Feder op.it, per un “rilancio dei processi virtuosi di crescita e di competitività del settore nazionale della pesca e dell’acquacoltura”, avendo presenti quelle che sono le attività di gestione delle Organizzazioni di produttori, ai fini: a. di una “corretta pianificazione” degli interventi, in direzione non solo della “ricostituzione e tutela degli stock ittici” e della rinnovabilità biologica delle risorse ittiche, ma anche in direzione: b. di uno ‘sviluppo sostenibile’ che ricomprenda gli aspetti economici e sociali delle imprese.
  Le misure in vigore, in base alla politica comune della pesca, prevedono la fuoriuscita dal settore di tante imprese, favorendo la demolizione delle imbarcazioni e il fermo definitivo delle attività di pesca, con l’obiettivo di adattare la flotta comunitaria in funzione delle possibilità di pesca.    Al fine di ‘correggere’ le impostazioni date, la Feder op.it avanza una serie di proposte per ridurre determinati impatti economici e sociali sulle imprese e per dare alla “sostenibilità” contenuti più rispondenti alle esigenze della risorsa, delle imprese e della pesca.

Mario Bello, L’evoluzione dei consumi e degli stili alimentari in Italia, O.I. Filiera Ittica, Mipaaf, Youcanprint, 2018

  Nella disamina effettuata, partendo dalla crisi e dalla congiuntura in corso, con una riduzione delle risorse disponibili, è emersa un’accentuazione delle scelte individuali negli acquisti dei prodotti ittici e dei beni alimentari da parte dei consumatori, diventati più ‘accorti’ nelle spese e nelle strategie adottate.
  L’essere ‘accorti’ ha significato un mutamento di atteggiamento da parte del consumatore che, da soggetto passivo, ha assunto invece un ruolo attivo, nel senso che è più attento al risparmio e agli sprechi, più esperto, più consapevole, e anche più esigente, selettivo, ‘responsabile’, in quanto nella sua evoluzione mostra una crescente sensibilizzazione alle tematiche ambientali, per le ripercussioni sulla salute e l’alimentazione, sviluppando comportamenti di attenzione sui temi della ‘sostenibilità’.
  Lo studio si sofferma su questi e altri fattori dei cambiamenti in atto, sui ‘nuovi cibi’ e altre tendenze, anche da parte dei giovani che saranno i protagonisti del ‘consumo futuro’, per riscrivere il nostro sapere – sulla base dei ‘paradigmi’ individuati – sugli acquisti/consumi negli anni avvenire, in particolare nello scenario agroittico alimentare.
  In questo contesto si collocano le proposte dell’O.I. Filiera Ittica, sul pesce azzurro e sul prodotto ‘dimenticato’, per rafforzare la “tutela” della produzione italiana, di quella sostenibile , a marchio e di qualità e, allo stesso tempo, per un recupero delle tradizioni culinarie e della cultura alimentare nel nostro Paese.

Mario Bello, I Piani di produzione e di commercializzazione delle Organizzazioni di produttori, Feder op.it, Mipaaf, Youcanprint, 2017

  Non sono poche le problematiche che sono emerse nell’applicazione di detti Piani, oggetto di integrazioni e interpretazioni, per rispondere in maniera adeguata alla volontà legislativa dell’Unione europea, interpretando l’effettiva “ratio” della normativa adottata.

  I Piani di produzione (PPC) devono essere intesi come veri e propri “Progetti”, devono indicare nel dettaglio le iniziative che ogni Organizzazione di produttori intende portare avanti, in base alla Raccomandazione della Commissione, per il raggiungimento degli obiettivi previsti nel Regolamento sull’Organizzazione comune dei mercati (OCM).

  La peculiarità dell’attività progettuale consiste nel delineare quelle azioni che ogni OP intende realizzare nel corso della campagna di pesca, ai fini della sostenibilità del settore produttivo e dell’impresa, individuando opportunità di mercato, come l’etichettatura, la tracciabilità, la certificazione ed altre misure di carattere innovativo.

  Il Manuale entra nello specifico delle diverse questioni che la legislazione europea pone e, in un lavoro di “servizio”, offre alle Organizzazioni dei produttori uno strumento utile per affrontare con maggiore consapevolezza e professionalità la predisposizione di detti Piani per gli anni avvenire.

Mario Bello, I vantaggi competitivi per le imprese di pesca derivanti dall’implementazione delle strategie, mediante la crescita del marketing con l’e-business, attraverso l’integrazione orizzontale e verticale e un processo di internazionalizzazione, CS Service Srl, Mipaaf, Youcanprint, 2016

  In questo settore tradizionale dell’attività produttiva del nostro Paese, c’è l’esigenza di recuperare una competitività che con gli anni si è andata via via perdendo, con la crescita delle importazioni e della concorrenza internazionale, per cui lo ‘stare sul mercato’ e creare valore, da parte delle imprese di pesca e dell’acquacoltura è ormai una necessità ineludibile e un obiettivo strategico da perseguire.

  L’attività di studio si è sviluppata ricercando ‘nuove opportunità competitive’ che possono derivare da un’attenta analisi dei fattori gestionali e della ‘catena del valore’ su cui lavorare, come capacità dell’impresa per far emergere competenze distintive e innovative nell’offerta dei prodotti, e da una strategia volta a perseguire determinati vantaggi competitivi, che si possono conseguire attraverso alcuni fattori critici di successo.

  Le strategie di crescita del settore devono prendere avvio dai punti di debolezza, prefigurando un più ampio livello di aggregazione delle imprese di pesca e uno sviluppo dell’integrazione orizzontale, oltre all’internazionalizzazione di attività verticalmente correlate , e devono svilupparsi creando le condizioni per una naturale implementazione della pianificazione, alla luce dei cambiamenti esterni e del mercato, che le nuove tecnologie e il web hanno ampliato (ad esempio, con il web marketing).

  Internet è diventato un nuovo canale di vendita e l’e-commerce è sempre più spesso utilizzato come modalità di internazionalizzazione delle imprese. .

Mario Bello, Le strategie di mercato delle Organizzazioni di produttori nel sistema della Rete, Feder op.it, Mipaaf, Youcanprint, 2016

  Essere in Rete, mettere in rete il sistema della pesca, può e deve essere un’opportunità, un modo nuovo per guardare con un altro approccio alle attività commerciali e di mercato, per individuare strategie diverse da sviluppare, utilizzando “strumenti nuovi ” presenti e che si vanno affermando sempre di più e in maniera dinamica. Declinare in chiave moderna il sistema della Rete significa adottare alcuni modelli di commercio (la c.d. e-commerce), da cui le Organizzazioni di produttori sono rimaste “fuori”.
  Il “panorama” degli strumenti, presenti sulla Rete e delineati in questo lavoro, consente alle imprese che operano nelle attuali condizioni organizzative, produttive e di mercato, di vagliare le opportunità espresse e di “misurarsi” con le “nuove occasioni di mercato”, date dal web marketing, dal marketplace e più in generale dalla net economy, nella consapevolezza che il recupero di efficienza e di produttività, richiesto ai fini di una maggiore competitività, è possibile, nella misura in cui le imprese riescono ad esprimere una capacità di rispondere con le soluzioni indicate alle attuali esigenze della domanda e dei consumatori.

Mario Bello, Le nuove strategie di mercato delle Organizzazioni di produttori, Feder op.it, Mipaaf, Youcanprint, 2015

  Stante l’attuale condizione della pesca in Italia, “ferma” a dinamiche di mercato “ancorate” a forme di commercializzazione del prodotto ormai inadeguate, lo Studio affronta il tema dei mercati e delle ragioni di scambio sempre più complesse tra domanda e offerta, attraverso l’ottica delle Organizzazioni di produttori, considerate dall’Unione europea “essenziali” per un modello di cambiamento, in quanto “gestori della risorsa e dell’offerta”.

  Alla base c’è la consapevolezza che il pescatore è rimasto un anello debole della catena, che vede una domanda sempre più organizzata, forte delle maggiori esigenze espresse dai consumatori e dal mercato, e la volontà di superare l’inadeguatezza strutturale delle imprese e funzionale dei mercati, attraverso nuove strategie di marketing, per guardare in prospettiva a obiettivi di risultato che le OP intendono perseguire, ampliando l’attuale “catena del valore”.